Il dolce tormento della poesia di Anne Sexton

L’artista di oggi per quanto riguarda la poesia e la letteratura è Anne Sexton.
Anne Sexton cresce nell’ambiente della middle-class americana, ma nonostante ciò non è contenta della vita a cui è stata destinata a causa del comportamento dei genitori che la fece allontanare presto.
Anne trova presto rifugio presso la giovane prozia Nana (Anna Dingley), ma successivamente a causa della sua malattia e il conseguente ricovero all’ospedale traumatizza Anne.
La Sexton non ama la scuola e la sua difficoltà nel concentrarsi e le sue occasionali disobbedienze, spingono gli insegnanti a chiedere ai genitori di prendere provvedimento chiedendo un consulto, cosa che i genitori non fanno.
Dopo la high school, Anne viene iscritta alla Garland School, una tipica scuola americana dove si insegna a diventare mogli e madri perfette, ma anche questo ambiente non piace ad Anne e così nel 1947 fugge con Alfred Muller Sexton che sposerà in seguito.
Dopo essersi trasferita a Boston, lavora per un po’ di tempo come modella, ma dopo la nascita della figlia e i primi segni di instabilità mentale si iscrive al “Boston Centre for Adult Education”, un laboratorio di poesia all’interno del quale il confronto con John Holmes, il responsabile del centro, la rende più responsabile e le fa comprendere che nonostante andasse controcorrente quel tipo di poesia le apparteneva. Si unisce così a numerosi gruppi di scrittura, ottenendo ottimi riscontri dalla critica.
Successivamente la morte di genitori turba ulteriormente Anne, nonostante il suo rapporto con i genitori fosse stato quasi assente. La poesia rimane così l’unica via d’uscita alla sua condizione di tormento, anche se le conoscenze che fa tramite la poesia la conducono a rapporti sessuali abbastanza conturbanti.
Nel 1960 con “To Bedlam and Party Way Back“, la Sexton entra a far parte di quella categoria di poeti detta dei “poeti-confessionali”, ovvero quei poeti che nelle loro rime si “confessano”. Nonostante non fosse proprio così, Anne Sexton era capace di convincere i lettori che quello che raccontava nei suoi versi era il pieno riflesso della sua vita.
Le sue poesie divengono in breve tempo famosissime, tanto che in Inghilterra vengono pubblicate in “Poetry Book Selection” del 1964.
Nel 1967 Anne riceve il Premio Pulitzer per la poesia “Live or die“, aggiungendo questo premio ad altri premi prestigiosi che aveva vinto in passato come il Frost Fellowship, il Levinson Prize e lo Shelley Memorial Prize.
Nel 1969 la Sexton raggiunge l’apice della sua carriera con la pubblicazione di “Love poems“, successivamente con la messa in scena della sua commedia “Mercy Street” e infine con la pubblicazione di poemi in prosa in “Trasformation“. Da questo momento in poi il lavoro di Anne si sposta dal lato femminista e la sua voce sembra scostarsi dal lato confessionale che l’aveva caratterizzata agli esordi.
Dopo il viaggio in Europa e in Africa con il marito, per Anne comincia il periodo difficile… Sempre più dipendente dalla terapia e dagli psicofarmaci che la spingono a vari tentativi di suicido, Anne si circonda degli amici più cari, che soffrendo con lei diventano essi stessi irritabili e irascibili.
Nel 1973 la Sexton divorzia causandosi depressione e dandosi all’alcolismo. E oltre a perdere il marito perde anche molti dei suoi più cari amici e anche molti lettori in quanto le sue poesie tendenti al religioso non vengono apprezzate a pieno dal suo pubblico di lettori. Anne decide così di investire maggior tempo nello spettacolo ingaggiando addirittura delle rock bands che stavano mettendo i suoi lavori in musica.
Anne Sexton scrive inoltre importanti saggi e molte delle sue opere sono state delle opere non-autobiografiche nonostante avessero un altissimo tasso di realismo, la sua carriera come la sua arte è stata breve ma intensa.
Altro lato che contraddistingue Anne Sexton è il fatto di aver aperto le porte alle giovani poetesse ma soprattutto di essere stata una delle prime donne a trattare argomenti che per le stesse erano di per sé difficili, quali l’aborto, la masturbazione o l’adulterio.
Il 4 ottobre del 1974 un anno dopo il suo divorzio e dopo vari tentativi di suicidio, Anne scende in garage e accendendo il motore dell’auto si abbandona alla morte inalando monossido di carbonio.

Live or die, but don’t poison everything… 

Well, death’s been here
for a long time —
it has a hell of a lot
to do with hell
and suspicion of the eye
and the religious objects
and how I mourned them
when they were made obscene
by my dwarf-heart’s doodle.
The chief ingredient
is mutilation.
And mud, day after day,
mud like a ritual,
and the baby on the platter,
cooked but still human,
cooked also with little maggots,
sewn onto it maybe by somebody’s mother,
the damn bitch!

Even so,
I kept right on going on,
a sort of human statement,
lugging myself as if
I were a sawed-off body
in the trunk, the steamer trunk.
This became perjury of the soul.
It became an outright lie
and even though I dressed the body
it was still naked, still killed.
It was caught
in the first place at birth,
like a fish.
But I play it, dressed it up,
dressed it up like somebody’s doll.

Is life something you play?
And all the time wanting to get rid of it?
And further, everyone yelling at you
to shut up. And no wonder!
People don’t like to be told
that you’re sick
and then be forced
to watch
you
come
down with the hammer.

Today life opened inside me like an egg
and there inside
after considerable digging
I found the answer.
What a bargain!
There was the sun,
her yolk moving feverishly,
tumbling her prize —
and you realize she does this daily!
I’d known she was a purifier
but I hadn’t thought
she was solid,
hadn’t known she was an answer.
God! It’s a dream,
lovers sprouting in the yard
like celery stalks
and better,
a husband straight as a redwood,
two daughters, two sea urchings,
picking roses off my hackles.
If I’m on fire they dance around it
and cook marshmallows.
And if I’m ice
they simply skate on me
in little ballet costumes.

Here,
all along,
thinking I was a killer,
anointing myself daily
with my little poisons.
But no.
I’m an empress.
I wear an apron.
My typewriter writes.
It didn’t break the way it warned.
Even crazy, I’m as nice
as a chocolate bar.
Even with the witches’ gymnastics
they trust my incalculable city,
my corruptible bed.

O dearest three,
I make a soft reply.
The witch comes on
and you paint her pink.
I come with kisses in my hood
and the sun, the smart one,
rolling in my arms.
So I say Live
and turn my shadow three times round
to feed our puppies as they come,
the eight Dalmatians we didn’t drown,
despite the warnings: The abort! The destroy!
Despite the pails of water that waited,
to drown them, to pull them down like stones,
they came, each one headfirst, blowing bubbles the color of cataract-blue
and fumbling for the tiny tits.
Just last week, eight Dalmatians,
3/4 of a lb., lined up like cord wood
each
like a
birch tree.
I promise to love more if they come,
because in spite of cruelty
and the stuffed railroad cars for the ovens,
I am not what I expected. Not an Eichmann.
The poison just didn’t take.
So I won’t hang around in my hospital shift,
repeating The Black Mass and all of it.
I say Live, Live because of the sun,
the dream, the excitable gift.

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~ di Angela Picone su agosto 15, 2012.

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